Ma al Ministero lo sanno cosa significa “equipollente”?

Testo pubblicato da www.superando.it e qui ripreso per gentile concessione

«La parola “equipollente” – scrive Flavio Fogarolo – significa che, anche se diversa, una cosa conserva lo stesso valore e la stessa efficacia. Che dunque la prova scritta dell’Esame di Stato sia sostenuta con il PC, in Braille o con la sintesi vocale, quella orale con la LIS o che si dia del tempo in più, non è un’agevolazione, ma un elementare atto di equità. Se è così, per quale motivo una recente Ordinanza Ministeriale stabilisce che tutto questo debba essere riportato nella certificazione finale, se non per evidenziare la diversità e sminuire i risultati?».

Sono passati pochi mesi dal pastrocchio, o “tentato pastrocchio”, degli Esami di Stato degli alunni con disabilità del primo ciclo (Schema di Decreto n. 384), che prevedeva, come si ricorderà, prove equipollenti per conseguire il titolo valido di licenza media [se ne legga ampiamente nel nostro giornale, N.d.R.], e il Ministero dell’Istruzione ci ricasca con la recente Ordinanza Ministeriale n. 257 sugli Esami di Stato delle scuole superiori. A questo punto l’impressione è che al Ministero ci sia qualcuno che ha dei problemi con le prove equipollenti: o non ha ben capito cosa sono o non le ha proprio digerite!

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