Un “suggenitore”, per rafforzare la nuova cultura sulla disabilità

Che cosa si intende esattamente con il neologismo “suggenitore”? È un termine coniato da Agostino Squeglia, genitore di una persona con disabilità, per definire se stesso e il proprio impegno nel diffondere una nuova cultura sulla disabilità, soprattutto tramite lo strumento della letteratura.

Così lo ha spiegato egli stesso, presentando a suo tempo Ci riguarda, un progetto che è già arrivato in alcune scuole e università (Padova, Udine), ad esempio nei corsi di formazione per docenti di sostegno. «Nel progetto proposto – ha scritto io sono il “suggenitore”, il genitore di una persona con disabilità che suggerisce emozioni, leggendo le pagine della letteratura italiana sull’argomento nei consessi di formazione e ovunque sia necessario».

In questi giorni Squeglia è protagonista a Treviso, nell’àmbito della quinta edizione del CartaCarbone Festival, manifestazione tutta dedicata alla letteratura autobiografica, che di anno in anno ha vissuto un crescente successo, affinando progressivamente la propria attenzione alle tematiche sociali e alla loro narrazione, ritenendo a tal proposito l’autobiografia come uno degli strumenti più potenti.
Nello specifico, all’interno del Festival – che si concluderà il 14 ottobre – Squeglia ha ideato e sta curando la nuova rassegna culturale denominata Vite Abilmente Diverse, che prevede ben sette diversi eventi. Per questi, e per l’intero programma di CartaCarbone, rimandiamo i Lettori al programma completo (a questo link).

Qui segnaliamo ad esempio la tavola rotonda del 12 ottobre (Casa Albergo Salce-ISRAA, ore 19.30), denominata Discorso sulla disabilità: lo sguardo degli altri con spunti di cinema e letteratura, cui parteciperanno in veste di Autori, moderati dallo stesso Squeglia, figure note del mondo della disabilità, quali Alberto Fasulo, Alberto Fontana, Luca Gubernale, Matteo Schianchi e Carlo Zoratti.
«Sarà una conversazione – si legge nella presentazione della tavola rotonda -, un discorso con storie di vita reali, viste al cinema o narrate, ovvero la disabilità in chiave esistenziale e culturale, per situazioni che riguardano tutti, anche – e forse soprattutto – le persone il cui sguardo a volte appare lontano».

Testo pubblicato da www.superando.it e qui ripreso per gentile concessione