Cercasi addetto stampa «esente da difetti o imperfezioni»

Chissà cosa avrebbe pensato, leggendo quel bando, Franco Bomprezzi, che fu direttore responsabile del nostro giornale, fino alla sua scomparsa nel dicembre del 2014. Franco, infatti, era una persona con una malattia genetica rara come l’osteogenesi imperfetta, che qualche “difetto fisico” indubbiamente gliel’aveva causato. Ma era soprattutto un autorevole giornalista professionista, apprezzato da testate come il «Corriere della Sera» e prima ancora dal «Mattino di Padova» e dal «Resto del Carlino».

Siamo certi che prima di arrabbiarsi sarebbe riuscito anche a farsi una bella risata, leggendo di quel bando «per eventuale assunzione a tempo indeterminato nel ruolo di addetto stampa, assistente alla comunicazione ed edizioni», pubblicato dal Teatro San Carlo di Napoli, che oltre a chiedere ai candidati l’idoneità fisica, pretende anche da loro, testualmente, di «essere esenti da difetti o imperfezioni che possano limitare il pieno e incondizionato espletamento delle mansioni previste» (articolo 1, lettera C).

Ne abbiamo letto qualche giorno fa sul «Corriere del Mezzogiorno», ove la palese discriminazione viene denunciata anche da Claudio Silvestri, segretario del SUGC (Sindacato Unitario Giornalisti Campania), che in una lettera inviata a Rosanna Purchia, sovrintendente del San Carlo, ha espressamente chiesto il ritiro di quel bando, non esente nemmeno da altri gravi errori, quale la richiesta di iscrizione a un fantomatico «albo dei giornalisti pubblicisti», che di fatto non esiste, come rilevato da Silvestri.
«Che fine ha fatto la Costituzione – ha scritto il Segretario del SUGC – che vieta le discriminazioni perché “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, senza distinzione di condizioni personali”?». E “a scendere” o “a fianco” della Costituzione, aggiungiamo noi, che fine fanno la Convenzione ONU sui Diritti delle persone con Disabilità o la Legge 67/06 che vieta ogni discriminazione diretta e indiretta nei confronti delle persone con disabilità?

«Sono fuori Napoli e verificherò quanto mi sta dicendo», ha replicato a Silvestri la sovrintendente Purchia, aggiungendo che «se c’è stato qualche errore nel bando chiederemo scusa e provvederemo a correre ai ripari. Se abbiamo leso diritti costituzionali e pari opportunità, ammetteremo l’errore e torneremo indietro. Ma vorrei prima appurare se effettivamente c’è stato un errore da parte nostra. La cosa per quanto mi riguarda non ha carattere di estrema urgenza, non facciamo il concorso domani e quindi vorrei prima tornare in città».
Beh, dottoressa Purchia, non le sembra una questione urgente cercare di rimediare alla pubblicazione di un testo che rischia di gettare discredito su una delle più famose e prestigiose istituzioni culturali del nostro Paese a livello nazionale e internazionale, quale il Teatro San Carlo di Napoli? A noi sembra estremamente urgente!

Testo pubblicato da www.superando.it e qui ripreso per gentile concessione