Il prezzo (esorbitante) della disabilita’

Tra invalidità civile totale, indennità di accompagnamento e ICD si possono arrivare a ricevere quasi 2 mila euro al mese. Ma i costi da sostenere sono spesso più alti di quanto si possa immaginare. Facciamo due conti.

Circa 800€ tra invalidità e indennità di accompagnamento
Facciamo due calcoli approssimativi. Ad oggi chi ha un’invalidità civile totale con diritto all’indennità di accompagnamento come me percepisce circa 800 euro al mese. Se una persona non è autosufficiente ha diritto a ricevere dei fondi regionali a sostegno di tutti quegli interventi volti a promuovere le autonomie personali. In Veneto si chiamano Impegnativa di cura domiciliare (ICD). La somma destinata ad ogni singolo utente varia da Regione a Regione e a seconda del punteggio ottenuto dal calcolo di differenti indicatori. In Veneto, dove vivo, il contributo più alto non supera i 1.000 euro al mese.

Con l’ICD si può arrivare a 1800€ al mese
Una persona residente in questa Regione, con una percentuale di invalidità del 100% e indennità di accompagnamento, disoccupata (ovvero la maggior parte delle persone con disabilità) e che riceve la quota massima di ICD, può contare quindi su un’entrata mensile di circa 1.800 euro. Non male come dato assoluto, eh? Già, peccato che nella vita di assoluto ci sia ben poco e di sicuro non il valore del denaro, il quale dev’essere sempre rapportato al costo della vita. E quella di una persona non autosufficiente certo non va al risparmio, economicamente parlando, soprattutto se la suddetta ha un obiettivo di vita indipendente dalla famiglia. Chi non riesce a svolgere in autonomia le varie mansioni della vita quotidiana, ha bisogno di un aiuto pratico.

“In Italia il sostegno attraverso le reti informali (chi, cioè, non fa della cura altrui la sua professione) è una prassi assai poco diffusa „

Purtroppo in Italia il sostegno attraverso le reti informali (chi, cioè, non fa della cura altrui la sua professione) è una prassi assai poco diffusa. Generalmente si ricorre a forme di assistenza retribuita, assumendo una badante o chiedendo ospitalità a strutture residenziali. Io vivo con una coinquilina che non paga l’affitto e in cambio mi aiuta in alcuni momenti della giornata. Con lei divido le spese delle utenze ma quelle relative all’alloggio sono interamente a mio carico. Mi avvalgo del servizio di assistenza domiciliare gratuito erogato dal Comune al mattino, mentre riservo la quota dell’Impegnativa di cura (non ricevo la massima) per pagare una dipendente part time che mi assista durante il pranzo e si occupi dei lavori domestici.

Non sempre vivere da soli è sostenibile
I soldi dell’ICDF (Impegnativa cura disabilità fisiche) coprono a malapena l’intero costo del suo lavoro, ma non sono sufficienti a pagare il servizio della consulente a cui mi appoggio per la gestione del contratto. In questo modo riesco ad arrivare a fine mese autonomamente soltanto quando posso contare su qualche entrata lavorativa, sebbene precaria. Altrimenti sono costretta a chiedere aiuto alla mia famiglia ma a più di 40 anni preferirei farne a meno. E sì che credo di essere abbastanza coscienziosa nell’uso del denaro, non spreco i soldi in futilità. Però tutto sommato sono fortunata: se dovessi assumere una badante convivente a tempo pieno mi costerebbe circa 1.000 euro al mese, oltre al vitto e all’alloggio. E dovrei pure sobbarcarmi interamente le spese delle utenze. Non potrei permettermi di vivere da sola.

Quante spese tra rette e supporti indispensabili
Anche chi opta per vivere in una struttura residenziale deve compartecipare alle spese che comporta usufruire di questo servizio e la retta che deve pagare è molto elevata, nonostante una parte della quota sia a carico del Comune. Finora mi sono concentrata sulle spese per l’assistenza domiciliare ma non sono le uniche che allietano l’esistenza di una persona con disabilità. Penso ai numerosi ausili per la promozione dell’autonomia: sedie a rotelle, elettriche e manuali, computer, software dalle funzioni più disparate, deambulatori per camminare, ausili domotici. Sono supporti indispensabili per la maggior parte di noi, non ne possiamo fare a meno. Quello che invece tralasceremmo molto volentieri è la percentuale di costo a nostro carico, ovvero la quota non coperta dal Sistema Sanitario Nazionale che dobbiamo sobbarcarci se desideriamo farne uso.

“ Lo stress e le crisi isteriche dovute al malfunzionamento della rampa estraibile di un autobus o di un ascensore hanno un prezzo? Se ce l’avessero sarebbe molto alto „

“Negli ultimi anni la differenza di prezzo che l’utente è costretto a sborsare di tasca propria è sempre più alta ma è impensabile pensare di rinunciare ad una sedia a rotelle, per esempio, o ad un pc che consente a chi lo usa di comunicare con gli altri in modo autonomo. Anche i trasporti e le infrastrutture possono essere un costo, sia in termini economici che emotivi. I mezzi pubblici sono più economici di altri ma spesso non sono attrezzati per il trasporto di passeggeri con disabilità, costringendoli ad usare l’auto personale o a usufruire del servizio taxi. Lo stress e le crisi isteriche dovute al malfunzionamento della rampa estraibile di un autobus o di un ascensore che conduce alla fermata di una metropolitana hanno un prezzo? Se ce l’avessero sarebbe molto alto.

Un consiglio: non sposate per soldi una persona con disabilità
Intercettare un treno attrezzato, specialmente in alcuni tratti ferroviari, equivale a vincere al lotto. E quando una persona con disabilità vuole andare in ferie? Le strutture ricettive attrezzate per l’accoglienza di turisti con disabilità non sono ancora molto numerose ma certamente in media sono più care delle altre. Se poi riesci a recuperare il denaro per la camera d’albergo a misura di disabile, devi pregare che la meta turistica da te prescelta – che sia spiaggia, paesino di montagna o città d’arte – lo sia altrettanto, altrimenti rischi di trascorrere tutta la durata del soggiorno in albergo, per la gioia della tua bile. Chissà se il prezzo di tutti questi prodotti o servizi è proporzionato alla loro qualità e alle spese di produzione oppure c’è chi si approfitta di uno stato di necessità per arricchirsi. Comunque sia, se qualcuno di voi intende provare la carta del matrimonio di convenienza, non sposi mai una persona con disabilità. A meno che non sia ricca per motivi diversi dalla sua condizione fisica, non andrete molto lontano.

Testo estratto da Lettera 43