In conclusione è legittimo porsi un’ultima domanda: che cosa cambia e che cosa ci si aspetta cambi ora, dopo l’approvazione di questa legge? Mi sembra che una risposta articolata sia già contenuta all’interno del discorso sin qui svolto.

Basta qui richiamare alcuni sintetici punti, a partire dalla considerazione che il Dipartimento di Salute Mentale, inteso come semplice estensione dell’organizzazione dei servizi psichiatrici per la popolazione adulta, viene superato sia nel lessico che nel concetto culturale e istituzionale: la salute mentale è un ambito ampio e complesso che esige l’attenzione di competenze molteplici e integrantesi. Ne conseguono tre osservazioni conclusive.

Esistono oggi le condizioni potenziali per affrontare i bisogni attuali più rilevanti e la possibilità di utilizzare per questo un modello idoneo, innovativo, comprensivo e prossimo al contesto.

Occorre però operare in termini prioritari per progettare, gestire e attuare fra tutti livelli di collaborazione e di integrazione centrati sulla persona.

E infine l’auspicio che così si favoriscano sia la partecipazione della società sia nuovi adeguati investimenti con politiche sanitarie e socio-sanitarie specifiche.